LA MIGLIORE CONTABILIZZAZIONE CALORE - IN kWh

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La possibilità di avere impianti di riscaldamento indipendenti per ogni appartamento, cioè di poter impostare una temperatura desiderata interna indipendente da quella degli altri inquilini dello stesso edificio e di pagare in base al consumo di energia termica effettivo di ciascun appartamento (contabilizzazione calore), è condizione indispensabile per avere un aumento del comfort termico e una drastica riduzione dei consumi del riscaldamento. I sistemi di conversione del riscaldamento centralizzato, infatti, hanno lo scopo di convertire vecchi impianti di riscaldamento centralizzato che servono appartamenti che non hanno la possibilità di un controllo indipendente e consapevole dell’impostazione della temperatura e del suo controllo e per i quali i costi di riscaldamento sono contabilizzati sulla iniqua base della superficie o volumetria degli appartamenti. Una contabilizzazione dei costi di riscaldamento davvero basata sui consumi di ogni appartamento non è solo giusta, è anche un mezzo per sollecitare spontaneamente gli inquilini ad adottare un comportamento virtuoso nell’uso dell’impianto di riscaldamento: più scaldi, più paghi; se spegni il riscaldamento quando sei fuori casa, pagherai molto meno. E, incredibilmente, questo è possibile aumentando il comfort termico perché quando non c’è nessun controllo locale della temperatura, gli appartamenti più vicini alla caldaia sono generalmente sovrariscaldati mentre quelli più lontani sono in sofferenza termica.

La misura dell’energia termica è molto difficile. Non può essere fatta da un singolo sensore perché non è una grandezza fisica fondamentale, è derivata da altre. In particolare, la trasmissione di energia termica attraverso un corpo scaldante, come ad esempio un termosifone, e avente come mezzo trasmissivo un liquido termovettore, come l’acqua, è una funzione delle temperature di ingresso ed uscita dello stesso liquido e della sua portata istantanea (litri al secondo per esempio) attraverso il termosifone. Le misure di temperatura, in particolare con sensori elettronici, e di portata sono di per sé difficoltose; raggiungere elevati livelli di accuratezza non è banale. Dato che la relazione fisica che rappresenta l’energia (potenza ad esser pignoli – Q) termica rilasciata nell’ambiente interno attraverso il corpo scaldante coinvolge le tre grandezze fisiche (Ti temperatura di ingresso, To temperatura di uscita, q portata) in questo modo

 

Q = c * (Ti – Tu) * q

 

gli errori sulle temperature e la portata son amplificati nella determinazione della potenza termica Q considerato l’operatore di moltiplicazione che li lega gli uni agli altri. Per questo motivo, accuratezze dal 2% al 5% nella misura della trasmissione di energia termica sono considerate buone e piuttosto buone rispettivamente.

 

Contabilizzazione calore ideale: contatore calore (calorimetro)
Contabilizzazione calore ideale: contatore calore (calorimetro, contatermie)

Lo strumento che idealmente dovrebbe essere utilizzato per questo tipo di misure è volgarmente chiamato contatermie o contatore calore. È lo strumento ideale perché ha tre sonde che misurano le due temperature e la portata istantanea. La sua elettronica rileva i segnali dalle tre sonde e gli elabora per ricavarne la potenza e l’energia termica in un desirato intervallo temporale (ad esempio la stagione invernale corrente o quella precedente distintamente). Ciononostante, questo dispositivo non può essere usato in quegli edifici in cui l’impianto di riscaldamento centralizzato è dotato di un circuito di distribuzione idraulica verticale anche detto a colonne montanti. Questi circuiti idraulici sono caratterizzati dall’uso di una coppia di tubi di acqua calda (mandata) e pià fredda (ritorno) che scorrono lungo la verticalità dell’edificio per ciascun termosifone (raramente coppie di termosifoni) dello stesso piano. In altre parole, ogni termosifone dello stesso piano, solo qualche volta coppie di termosifoni, è connessa ad una distinta coppia di tubi verticali. Questa soluzione impiantistica è stata adottata circa fino agli anni ’70-’80, in alcuni paesi anche più a lungo, ed obbliga ad operare su ogni singolo termosifone per trasformare il vecchio impianto di riscaldamento centralizzato in uno funzionalmente autonomo. Le due funzioni base che devono essere garantite per raggiungere un’autonomia funzionale hanno infatti bisogno di valvole termostatiche o elettroniche per impostare e mantenere la temperatura interna in modo indipendente per ciascun appartamento; e di strumenti di misura installati su ogni termosifone per contabilizzare le spese di riscaldamento sulla base dei consumi termici reali di ogni inquilino.

Invece i moderni impianti di riscaldamento centralizzato sono piuttosto differenti. Questi infatti sono dotati di un così detto circuito di distribuzione idraulica orizzontale, anche riferito come impianto a zone, caratterizzato da una singola coppia di tubi verticali per ciascun appartamento  che serve tutti gli alloggi disposti sulla stessa verticalità dell’edificio e una distribuzione orizzontare ad anello o stella per ogni appartamento che si dirama da una derivazione dalla coppia di tubi verticali. In questi impianti di riscaldamento moderni, è conveniente e semplice installare un contatore calore in corrispondenza della derivazione di ogni appartamento (un unico dispositivo di misura per tutti i termosifoni dello stesso alloggio). Contrariamente, i contatori calore sono molto sconvenienti e difficili da installare su ogni termosifone in caso di circuiti a distribuzione verticale perché hanno un costo considerevole che dovrebbe essere moltiplicato per il numero di termosifoni dato che si dovrebbe installare un dispositivo di misura per ciascuno di questi; perché il sensore di portata del contatermie è ingombrante e non ci sta tra il muro da cui esce il tubo di ingresso e il termosifone stesso; perché lo stesso sensore di portata del contatore calore, che nel caso più semplice ed economico è di tipo meccanico (simile ai contatori d’acqua domestici), detto volumetrico, deve essere cambiato ogni 6/7 anni obbligando di fatto a sostituire tutti i contatori calore con la stessa frequenza.

 heat meters for horizontal distribution circuits  heat cost allocators for vertical distribution circuits

Sistemi di riscaldamento moderni con distribuzione orizzontare, è possibile e conveniente utilizzare contatori calore.

Sistemi di riscaldamento di vecchio tipo a distribuzione verticale, non è possibile usare contatori calore. Vengono usati ripartitori calore.

Questa impossibilità ad usare i contatori calore negli impianti con distribuzione verticale ha confermato i ripartitori calore come, essenzialmente, l’unica tecnologia per la misura dell’energia termica per questi contesti d’uso da più di un secolo. Infatti, si narra che nel 1908 una società nordeuropea inventò il primo ripartitore calore che allora era realizzato con un’ampolla dotata di una scala graduata e riempita con acqua colorata. L’acqua evaporava più o meno rapidamente in funzione della temperatura del termosifone su cui era applicato il ripartitore; alla fine della stagione invernale un “letturista” della società di contabilizzazione calore prendeva manualmente nota del livello di liquido di ciascun ripartitore per fare le dovute proporzioni e determinare come ripartire i costi di riscaldamento per ciascun inquilino. Ovviamente, ogni 3/5 anni, i ripartitori venivano rimpiazzati perché le ampolle si svuotavano. Il principio fisico non è cambiato da allora, quel che è cambiato è il mezzo con il quale il dispositivo è realizzato. Oggigiorno i ripartitori calore sono dispositivi elettronici con due sensori di temperatura, una batteria, dell’elettronica e un piccolo display LCD.

Purtroppo, nonostante le promesse dei produttori dei ripartitori calore e dei loro commerciali, questi dispositivi di misura sono inaccurati proprio perché non considerano le tre grandezze fisiche direttamente coinvolte nello scambio termico; invece, misurano delle grandezze fisiche legate agli effetti che dello scambio termico, come la temperatura della superficie del termosifone e quella dell’aria circostante. Questo introduce delle incertezze importanti perché gli stessi effetti sul termosifone e sull’ambiente circostante potrebbero ottenersi in molti modi diversi. Una spiegazione esaustiva di tutti gli svantaggi dei ripartitori calore si trova in questo articolo.

 

Tabella comparativa intervalli di accuratezza delle varie tecniche di contabilizzazione calore - Fonte sperimentazione Uiversità di Cassino e certificazioni metrologiche industriali
Tabella comparativa intervalli di accuratezza delle varie tecniche di contabilizzazione calore – Fonte sperimentazione Uiversità di Cassino e certificazioni metrologiche industriali

Riassumendo ci sono due tecnologie di misura principali: i contatori calore che sono lo strumento di riferimento per gli scambi di energia termica (errori tra il 2.5% ed il 5% già con strumenti di fascia non alta), ma che non possono essere utilizzati per la conversione di vecchi impianti di riscaldamento centralizzati con distribuzione verticale. In questi casi, solo i ripartitori calore possono essere installati (errori tra il 9% e il 40%) e sono la tecnologia attualmente di riferimento applicata su circa 150 milioni di termosifoni. La prima tecnologia, i contatori calore, misura davvero l’energia rilasciata la cui grandezza fisica è il kWh. L’altra, i ripartitori calore, non misura alcuna grandezza fisica; misura qualcosa di “adimensionale” che viene chiamato per questo motivo col termine generico ed ambiguo “unità”. La somma delle unità di tutti i ripartitori funzionanti in un edificio è considerata pari alle spese globali di riscaldamento; poi queste spese sono proporzionalmente distribuite sulla base della somma delle unità dei ripartitori installati in ogni singolo appartamento.

Nel 2008 è stata fondata una piccola startup all’incubatore I3P supportata fin da subito da due dipartimenti del Politecnico di Torino, una delle più importanti scuole di ingegneria italiane (dipartimento di Automatica e Informatica e dipartimento di Energia), e successivamente dall’Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica (INRIM). Lo scopo era estremamente ambizioso: “Realizzare un sistema Internet of Things, wireless, controllabile remotamente, per convertire impianti di riscaldamento di vecchio tipo in impianti autonomi realizzado la contabilizzazione dei consumi in kWh per ciascun termosifone senza utilizzare contatori calore e con un’accuratezza quanto più prossima a quella di una contabilizzazione diretta ottenibile con gli stessi contatori calore.” Essenzialmente, avere un contatore calore, senza installarne alcuno. L’idea fisica e tecnologica era semplice da immaginare, ma estremamente difficile da realizzare: applicare il concetto di soft sensor, utilizzato in altri campi dell’ingegneria, in un sistema che potrebbe avere da centinaia a migliaia di sensori per ciascuna installazione. Un soft sensor (qualche volta riferito anche con l’espressione fuorviante di sensore virtuale) è un complesso modello matematico che rappresenta un sistema o un fenomeno fisico. Più è fedele il modello, più accurate sono le previsioni del soft sensor rispetto all’evoluzione del sistema o del fenomeno fisico. La particolarità dei soft sensor è che, proprio perché rappresentano rigorosamente le caratteristiche del sistema o il fenomeno di interesse, possono essere usati per dare come uscita la misura di un sensore o una pluralità di sensori che non sono fisicamente installati avendo invece come ingresso un set di altre misure, anche un set molto ridotto di misure rispetto alle uscite. Quando è correttamente realizzata, la tecnica del soft sensor è estremamente robusta ed accurata, così tanto che spesso è utilizzata in molte applicazioni safety critical (automotive, ferrovie, avionica, ecc.). Generalmente, i soft sensor sono usati quando ci sono condizioni di lavoro critiche per delle sonde fisiche (forti vibrazioni, alte temperature, ecc.) o quando proprio non esisto delle sonde “tangibili” che facciano la misura della grandezza fisica di interesse (vettore velocità da usarsi ad esempio nei sistemi ESP dei veicoli). Nel caso specifico della contabilizzazione calore, il soft sensor del sistema EcoThermo necessita come input, da un sensore tangibile, unicamente della portata che globalmente passa nel circuito idraulico passando attraverso la sorgente di calore (caldaia ad esempio) e la pompa di circolazione. Dato che questa è l’unica misura da un sensore tangibile in ingresso del soft sensor di EcoThermo, deve necessariamente essere molto accurata. Viene pertanto usato un sensore di portata elettromagnetico con accuratezza dello 0.1%. L’output del soft sensor è la portata che circola in ogni momento in ogni termosifone la cui valvola è aperta. Questo è il modo in cui EcoThermo ricava la portata di fluido termovettore (acqua calda) che passa in ogni corpo scaldante pur senza installare alcun sensore di portata tangibile sugli stessi corpi scaldanti.

Vantaggi dell'innovativo sistema metrologico di contabilizzazione calore di EcoThermo
Vantaggi dell’innovativo sistema metrologico di contabilizzazione calore di EcoThermo

Questo risolve i maggiori problemi dell’avere dei contatori calore per ogni termosifone: l’assenza di sufficiente spazio per l’installazione il sensore di portata del contatore calore, il costo del contatore calore e la necessità di sostituire il sensore di portata ogni 6/7 anni. Due altri set di misure sono necessarie per la misura dello scambio termico di ciascun termosifone: la temperatura del liquido termovettore al suo ingresso ed uscita. Le valvole wireless elettroniche di EcoThermo gestiscono queste misure con due sonde di temperature agganciate ai tubi di ingresso ed uscita del termosifone controllato. Le temperature, misurate con sensori tangibili, e la portata accuratamente stimata per ogni termosifone sono quindi elaborate in un server centrale per determinare l’energia assorbita da ogni termosifone ed allocare i costi di riscaldamento per ogni utenza.

Per ottenere una stima accurata della portata che passa attraverso ciascun termosifone, il soft sensor di EcoThermo modella l’intero sistema di riscaldamento, non solo i termosifoni come viene invece fatto dai ripartitori calore. In questo modo, EcoThermo conosce la portata di liquido termovettore che passa in ogni istante in ciascun ramo del circuito idraulico di distribuzione fin giù a ciascun termosifone. Questa informazione può anche esser usata per fini diagnostici: se c’è un’ostruzione in un tubo del circuito distributivo il soft sensor di EcoThermo può indicare in che parte del circuito si trova limitando gli interventi di manodopera ad una porzione specifica dell’edificio.

Schema sistema innovativo di contabilizzazione calore EcoThermo basato su un soft sensor
Schema sistema innovativo di contabilizzazione calore EcoThermo basato su un soft sensor

Il soft sensor di EcoThermo non è un modello matematico semplice perché deve rappresentare una rete idraulica che anche negli edifici più piccoli è notevolmente estesa ed articolata con molti punti di diramazione; inoltre i fenomeni idraulici sono rappresentati matematicamente da equazioni non lineari. Comunque, ai giorni d’oggi, computer e server hanno sufficiente potenza computazionale per risolvere anche questi problemi per via numerica; ma un altro problema doveva essere risolto ed era perfino più ambizioso: ogni circuito di distribuzione idraulica dell’acqua calda è diverso, come poteva il soft sensor di EcoThermo essere così flessibile da adattarsi ad ogni possibile edificio? Come poteva essere possibile recuperare i valori delle costanti fisiche che rappresentano il comportamento di ogni tratto del circuito idraulico senza aver diretto accesso ai tubi ed ai componenti idraulici (che sono per lo più dentro i muri) per ispezionarli e misurarli? Queste altre due notevoli difficoltà concettuali sono diventate ulteriori punti di forza di EcoThermo una volta che son state risolte. Il primo problema è stato affrontato con un tool software grafico estremamente intuitivo che con semplici strumenti drag-and-drop permette in pochi passaggi di disegnare lo schema topologico del circuito idraulico. L’operazione a seconda delle dimensioni dell’edificio può richiedere una mezzora fino al massimo di qualche ora e può esser fatta sia nel cantiere da installatori esperti che remotamente dal servizio di supporto tecnico. Questa soluzione riduce drasticamente il tempo globale di installazione rispetto a quello dei ripartitori calore per i quali è necessario annotarsi le dimensioni, il tipo e le caratteristiche di ogni termosifone e calcolare o recuperare sulle basi di queste i parametri di configurazione del ripartitore. Il tempo risparmiato va da 15 a 20 minuti per termosifone considerando anche possibili attività di verifica nel back-office in genere fatte soltanto dalle società di contabilizzazione calore più serie. Significa da 1 a 3 settimane/uomo di lavoro in meno a seconda delle dimensioni dell’edificio. La seconda questione è stata risolta con una procedura completamente automatizzata per determinare tutte le caratteristiche fisiche del circuito idraulico. Questa operazione per un semplice e singolo dispositivo può esser chiamata calibrazione mentre per un soft sensor così articolato è chiamata, nella disciplina ingegneristica dei controlli automatici, procedura di identificazione matematica. Questa procedura determina le costanti dell’equazione fluidica di ogni tratto del circuito idraulico stimolando il circuito stesso variando il punto di lavoro della pompa ed aprendo e chiudendo le valvole dei termosifoni in una precisa sequenza. Come conseguenza, questo approccio ottiene una rappresentazione molto precisa del comportamento fluidico di ogni parte dell’impianto di riscaldamento e previene ogni errore nel recupero dei dati e nella determinazione dei parametri di configurazione che sono statisticamente fatti dagli installatori dei ripartitori calore. Semplicemente, l’errore umano è escluso perché l’intervento umano non è necessario per la configurazione metrologica del sistema.

 

Schema sperimentazione reale per certificazione accuratezza diverse tecniche contabilizzazione calore - Università di Cassino
Schema sperimentazione reale per certificazione accuratezza diverse tecniche contabilizzazione calore – Università di Cassino

Un altro vantaggio di EcoThermo consiste nella riferibilità metrologica che essenzialmente non esiste, o è veramente difficile da implementare, per i ripartitori calore. La riferibilità è alla base di ogni dispositivo di misura ed è la possibilità di confrontare e calibrare lo strumento stesso con uno più accurato. Al vertice della piramide ci sono i campioni di riferimento nazionali che sono strumenti unici realizzati e mantenuti da specifici istituti di ricerca nazionali di ogni paese come INRIM per l’Italia. Siccome non è possibile installare altri tipi di dispositivi di misura in un edificio con circuiti distributivi verticali, gli utenti in caso di dubbio non hanno la possibilità di verificare l’accuratezza del processo di misura dei ripartitori calore. La misura di fatto diventa un atto di fede, l’opposto di una procedura scientifica. Nei rari casi in cui per finalità di sperimentazione un edificio è stato profondamento modificato aggiungendo per ogni termosifone/appartamento un contatore calore, strumento a più elevata accuratezza ed affidabilità rispetto ai ripartitori calore, come ad esempio nell’esperienza dell’Università di Cassino, sono stati rilevati errori dei ripartitori dal 9% (errore tipico) fino ad un massimo del 40%. Invece, siccome EcoThermo si riferisce alle tre grandezze fisiche direttamente coinvolte nello scambio termico, le due temperature possono essere confrontate direttamente con quelle di termometri digitali ad alta accuratezza provvisoriamente installati allo scopo, mentre le portate possono essere misurate con sensori di portata ad ultrasuoni esterni.

 

Tabella accuratezze per diverse tecniche di contabilizzazione calore - Università di Cassino
Tabella accuratezze per diverse tecniche di contabilizzazione calore – Università di Cassino

 

L’innovazione di EcoThermo basata sul soft sensor è “distruttiva” per i tradizionali ripartitori calore, pertanto era necessaria una validazione non opinabile. Questo è il motivo per cui è stato progettato e realizzato il primo mockup termo-fluido-dinamico (TFD) mondiale all’istituto di ricerca metrologica nazionale italiano (INRIM). Lo scopo di questo unico ambiente di prova era duplice: rilasciare una validazione sull’accuratezza robusta in casi d’uso reali e non in test fatti in condizioni ideali, cioè in condizioni di lavoro definite a priori e su un singolo dispositivo di misura come è stato fatto invece da decenni dall’industria di riferimento per celare le prestazioni di accuratezza dei ripartitori calore. L’altro motivo fondamentale era poter investigare i fenomeni fisici negli impianti di riscaldamento centralizzati e incrementare la qualità dell’accuratezza del soft sensor e la robustezza dell’intera procedura di contabilizzazione calore e di identificazione matematica.

 

MockUp Termo-fluido-dinamico per la validazione della tecnica di contabilizzazione calore di EcoThermo presso l'Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica
MockUp Termo-fluido-dinamico per la validazione della tecnica di contabilizzazione calore di EcoThermo presso l’Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica

 

SOFT SENSOR VALIDATION RESULTS GRAPH

Già i primi soli tre mesi di sperimentazione sono stati incredibilmente soddisfacenti: è stata raggiunta un’accuratezza molto vicina a quella dei contatori calore con un errore medio dal 3% al 5% circa e solo in alcuni rari e circoscritti casi alcuni termosifoni hanno avuto errori del 10% circa. Sono stati anche scoperti fenomeni del second’ordine che potrebbero incrementare la qualità dell’intero sistema di misura una volta che verranno rappresentati nel modello matematico del soft sensor. La realizzazione del mockup TFD è stata co-finanziata dalla Comunità Europea (FP7) e dalla Regione Piemonte (FinPiemonte) ed è costata circa 500 mila euro inclusa la progettazione, realizzazione e sperimentazioni.

 

Incrostazioni nel sensore di portata di un contatore calore per la contabilizzazione calore
Incrostazioni nel sensore di portata di un contatore calore per la contabilizzazione calore

Infine, due aneddoti curiosi. Ogni volta che un paradigma della conoscenza cambia, soprattutto negli ambiti scientifici e tecnologici, una parte conservativa della comunità, qualche volta malamente interessata, in casi eclatanti anche dell’intera società, reagisce in modo forte, assurdo, ostinato e qualche volta denigratorio. Come esempio estremo, si pensi a Galileo Galilei le cui osservazioni astronomiche cambiarono la concezione geocentrica dell’universo in quella eliocentrica e la reazione degli altri “scienziati” e della chiesa cattolica contro di lui. EcoThermo, soprattutto durante le prime fasi concettuali e di ricerca e sviluppo, ha sperimentato una simile reazione, ovviamente ad una scala molto più piccola: alcuni “tecnici” hanno tentato di far passare l’idea che un sensore tangibile, che in verità nel caso di interesse per EcoThermo non può essere installato, è comunque più affidabile di uno basato su un modello matematico e software. Che è una contraddizione in sé. Anzitutto perché è ben noto che in molti contesti sensori tangibili non possono essere utilizzati o semplicemente non ne esistono in grado di misurare quella specifica grandezza fisica. I soft sensor sono usati in molte applicazioni critiche, applicazioni per le quali la sicurezza delle persone potrebbe essere a rischio se non fossero robusti ed affidabili. Ancor più, la cosa che questi “tecnici” dimenticano è che la maggior parte di sensori tangibili è basata o necessita di modelli matematici. E questi modelli sono la loro debolezza. Nel caso specifico e rappresentativo dell’innovazione metrologica di EcoThermo, uno dei possibili sensori di portata tangibili usati dai contatori calore, il dispositivo che non può essere installato in impianti con distribuzione verticale, è quello di tipo meccanico: una turbina gira, ogni giro è uguale ad una certa quantità di acqua che vi passa attraverso. In questo caso c’è un modello matematico che correla la spinta dell’acqua sulla turbina e il conseguente numero di giri della turbina con la quantità d’acqua che passa attraverso il sensore. Il modello matematico è codificato con un cinematismo di demoltiplica molto fine che è mosso dalla turbina da un lato e che crea degli impulsi magnetici o elettrici all’altro capo (lo stesso sensore tangibile è usato anche come contatore d’acqua che al lato opposto della turbina ha degli indicatori numerici rotanti come quelli usati nei tachimetri). Ebbene, siccome dopo alcuni anni depositi di calcare e sabbia cambiano la fisica della turbina che soffre di maggior attrito mentre il modello matematico codificato nel cinematismo di demoltiplica rimane lo stesso, il sensore diventa inaccurato e deve essere cambiato. Il modello matematico del sensore tangibile diventa la sua stessa debolezza perché la parte fisica del sensore è cambiata nel tempo. I soft sensor non soffrono di questo problema e in ogni caso possono ricalibrarsi lanciando una nuova procedura di identificazione; per questo sono più robusti dei sensori tangibili.

L’altro aneddoto. Anni fa è stato proposto ad una delle più grandi società di contabilizzazione calore del nord Europa di entrare nel progetto per proporre commercialmente entrambe le tecnologie: quella tradizionale come prodotto entry-level e quella innovativa come sistema top di gamma con un migliore posizionamento di mercato. La risposta avuta direttamente dalla proprietà era sbalorditiva per gli innovatori italiani che la proponevano: “ci piace la parte Internet of Things di EcoThermo e la possibilità di aumentare da 2 a 2.5 volte i risparmi sul riscaldamento e controllare remotamente il sistema. Per l’innovazione metrologica, se diventeremo vostri soci prendendo il 51% del capitale della società, pagheremo per il mantenimento del brevetto internazionale, ma non vi permetteremo di finire e commercializzare quella innovazione metrologica. Abbiamo investito l’equivalente di centinaia di milioni di euro finora a livello globale in attività di marketing e commerciali per spiegare quanto accurati sono i ripartitori calore. Se volete aver successo dovete spiegare quanto più accurato è il vostro sistema. Questo per noi è distruttivo anche se EcoThermo sarà un nostro prodotto.”. I proponenti ebbero uno shock sentendo una simile risposta: come italiani non erano abituati a prese di posizione così esplicite. Erano positivamente sorpresi che un leader del settore si complimentasse e dimostrasse tanto interesse per l’infrastruttura IoT e le funzioni di controllo remoto. Erano anche positivamente sorpresi che l’innovazione tecnologica fosse considerata una soluzione così “dannosa” da potenziali concorrenti. E felici per un atteggiamento così franco e sincero. Ma questa sorpresa fu rapidamente sostuita da una 10 volte maggiore: la sincerità avuta per la proposta imprenditoriale era incredibilmente piccola rispetto la nuova consapevolezza del marketing fuorviante che questa, e probabilmente tutte le altre, industrie del settore avevano promosso per decenni dichiarando accuratezze che non erano verosimili. Ed ancor di più la radicata certezza dimostrata che sia meglio continuare ad investire in simili campagne di marketing fuorvianti piuttosto che innovare nei prodotti e nei servizi.