Consumi di Energia Primaria, Inquinamento e Salute delle Persone: Obbligo a Installare Sistemi di Contabilizzazione Calore Come Politica della Comunità Europea

EUROPEAN CONSUMPTIONS GRAPHSecondo un’indagine del 2007 condotta dalla Comunità Europea, il consumo totale di energia primaria nell’Eurozona era equivalente a 1150 Mtoe, il 25% del quale attribuibile al settore residenziale. La maggior parte dei consumi energetici nelle nostre case è utilizzato per garantire un appropriato livello di comfort degli inquilini. Le categorie d’uso energetico domestico più significative sono quattro:

  • Riscaldamento degli ambienti interni
  • Riscaldamento dell’acqua
  • Cucina
  • Illuminazione e elettrodomestici

 

RESIDENTIAL ENERGY CONSUMPTION PER SECTORLa distribuzione percentuale in base agli usi dei principali consumi energetici può variare da paese a paese, soprattutto per le differenti condizioni climatiche. Comunque, il riscaldamento pesa sul consumo energetico residenziale per il 75% in media, mentre l’11% dell’energia nelle abitazioni è utilizzato per il riscaldamento dell’acqua sanitaria e una percentuale simile per l’illuminazione e gli elettrodomestici.  Invece, solo il 3% dei consumi è attribuibile al cucinare. Questo significa, a grandi linee, che mediamente ben il 18% dei consumi e delle spese energetiche europee, così come dell’inquinamento ambientale, è riconducibile a quanto letteralmente bruciamo per riscaldare le nostre case. Questo non dovrebbe davvero sorprendere se si considera il fatto che, a causa di condizioni ambientali invernali particolarmente rigide nei paesi del nord ed est Europa, gli impianti di riscaldamento possono rimanere in funzione per la quasi totalità delle 24 ore giornaliere anche se a regime ridotto nelle ore notturne. Inoltre, come mostra il seguente grafico a barre, anche nei paesi del sud Europa l’incidenza dei consumi per il riscaldamento risulta preponderante sugli altri usi. Infine, si deve considerare che il segmento del riscaldamento domestico è uno di quelli, se non quello, per i quali le azioni orientate al risparmio energetico possono essere più efficaci, considerando il fatto che tuttora è caratterizzato da altissime inefficienze e sprechi (i dati provengono da Odyssee – Energy Efficiency Indicators in Europe e da altre elaborazioni statistiche della European Environment Agency).

 

ENERGY CONSUMPTIONS BY END USES AND COUNTRIES

 

Altre due importati prospettive sono quella della salute delle persone e dell’impatto ambientale. Secondo molti studi di ricerca medica, l’inquinamento dell’aria nelle maggiori città Europee uccide un numero di persone doppio rispetto a quello degli incidenti stradali. Tuttavia, questa tendenza statistica non è trattata con sufficiente enfasi dai media e percepita nella sua gravità dai cittadini. Conseguentemente, i politici non si assumono l’onere di alcuna azione legislativa di rilievo. Come accennato, gli impatti negativi dell’inquinamento atmosferico possono essere classificati in due macro categorie:

  • Minacce alla salute: il rischio di morte o di malattia aumenta significativamente, soprattutto in persone più vulnerabili come bambini, anziani e persone che vivono in uno stato di povertà;
  • Conseguenze ambientali, come l’incremento medio delle temperature, che ha molti effetti a catena sugli ecosistemi e sulle economie locali (si pensi alla riduzione delle precipitazioni nevose nelle aree sciistiche, all’aumento del livello medio di marea nelle zone costiere, ai cambiamenti di fauna e flora, all’acidificazione delle piogge con conseguenze sulle piante, il terreno ed i monumenti storici).

 

ICON - WORLD HEALTH ORGANIZATIONAl di là di ogni considerazione puramente morale, entrambi i macro effetti, correlabili agli inquinanti atmosferici derivanti da attività antropiche, comportano un costo considerevole per gli stati e il trend di spesa è in sostanziale crescita. L’importanza di enfatizzare le cause di inquinamento è spesso sottostimata o perfino completamente ignorata, perché le istituzioni, i politici e le organizzazioni non governative raramente conoscono la portata qualitativa e quantitativa degli effetti derivanti (degrado della salute e dell’ambiente, costi dello stato) oppure perché non necessariamente porta loro vantaggio trattare questi argomenti. Nonostante questo, alcuni rigorosi ed importanti studi sono disponibili. L’Organizzazione Mondiale per la Salute (OMS) stima che due milioni di persone muoiono ogni anno a causa dell’inquinamento atmosferico il 50% delle quali sono collocabili geograficamente in paesi già sviluppati che dovrebbero avere accesso, teoricamente, alle tecnologie più pulite (“WHO Air quality guidelines for particulate matter, ozone, nitrogen dioxide and sulfur dioxide – Global update 2005”).

Concentrandosi al caso italiano e limitando lo studio degli effetti sulla salute alle polveri sottili, come PM10 e PM2.5, secondo un altro studio dell’OMS  (“Health impact assessment of air pollution in the eight major Italian cities”)  svolto sulle maggiori 8 città italiane, è stato dimostrato che ogni anno “migliaia di morti, ospedalizzazioni, bronchiti ed altri casi di condizioni respiratorie [patologiche] eccedono i valori che si possono attendere ad un minor livello di concentrazione ambientale di PM10”. Secondo questo studio estensivo, pertanto, ci sono almeno migliaia di morti all’anno nelle maggiori città italiane che possono essere causate da inquinanti atmosferici. Inoltre, è utile sottolineare che

  • Questo studio considerava la concentrazione di PM10 come un indice globale della qualità dell’aria perché le polveri sottili sono inquinanti ben monitorati in quelle città. Sebbene gli effetti sulla salute siano riconducibili anche ad altri inquinanti derivanti da attività antropica (mono e biossido di azoto, biossido di zolfo, idrocarburi incombusti, benzene, monossido di carbonio, ecc.) le concentrazioni di questi sono correlate comunque con quelle dei PM10.
  • Le migliaia di morti ed ospedalizzazioni all’anno associabili all’inquinamento atmosferico evidenziate da questo studio sono comunque una sottostima di quelle reali.
  • Come indice di confronto si pensi che le morti occorse per incidenti stradali negli stessi anni e nelle stesse città dello studio sono state mediamente 488.

 

Uno dei maggior contributi all’inquinamento urbano deriva dal riscaldamento e dal condizionamento degli ambienti interni di abitazioni e luoghi di lavoro. Ad esempio, secondo un report dell’agenzia REA della Regione Piemonte, più del 25% dell’anidride carbonica, più del 17% del monossido di carbonio, più dell’1.5% degli ossidi di azoto, più del 15% dei PM10 e più del 10% degli ossidi di zolfo, nelle aree urbane e come valor medio annuale, deriva dalla combustione per il riscaldamento degli edifici e dei luoghi di lavoro. Queste percentuali sono leggermente sottostimate perché, per ragioni conservative, si sono volute escludere le fonti non ben classificate e distinte di riutilizzo dell’energia termica riportate in quel report e derivanti da diversi processi industriali, con la sola eccezione dei casi esplicitamente classificati come teleriscaldamento. Inoltre, queste percentuali sono mediate sui 12 mesi annuali mentre il peso relativo degli inquinanti dovuto al riscaldamento degli spazi residenziali e di lavoro nella stagione invernale diventano una delle maggiori cause di inquinamento.

Infine, secondo un report dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) del 2015, le stime degli impatti sulla salute attribuibili all’esposizione di inquinamento atmosferico indicano che la concentrazione di PM2.5 nel 2012 era responsabile di circa 432 mila morti premature derivanti da una esposizione a lungo termine in Europa (40 nazioni), di cui ben 403 mila erano nei paesi di EU-28. Nello stesso anno, l’impatto stimato di esposizione della popolazione a concentrazioni di  NO2 (lungo termine) e O3 (a breve termine) negli stessi 40 paesi europei si aggirava attorno a 75 mila e 17 mila morti premature, rispettivamente, e circa 72 mila e 16 mila morti premature nei pasi di EU-28. L’inquinamento atmosferico continua a danneggiare la vegetazione e gli ecosistemi. Ha molti ed importanti impatti ambientali che influiscono direttamente sulla vegetazione, così come sulla qualità dell’acqua, del suolo e degli ecosistemi che questi supportano. Gli inquinanti più dannosi per gli ecosistemi sono l’O3, ammoniaca (NH3) e NOx. La concentrazione di O3 a livello del suolo in Europa ha contribuito a danneggiare le coltivazioni agricole, le foreste e le piante riducendo il loro tasso di crescita. Nel 2012, il valore europeo di O3 per la protezione della vegetazione è stato superato in circa il 27% delle aree agricole nei paesi di EU-28, prevalentemente nel sud e centro Europa. L’obiettivo di lungo termine di protezione della vegetazione dall’ O3 è stato violato nell’86% delle aree agricole complessive di EU-28 e la Convenzione sull’Inquinamento Atmosferico Transfrontaliero di Lungo Termine (LRTAP) della Commissione Economica delle Nazioni Unite (UNECE) evidenzia che il livello critico per la protezione delle foreste è stato superato nel 67% delle aree forestali di EU-28 nel 2012. NOx, SO2 e NH3 contribuiscono all’acidificazione del suolo, dei laghi e dei fiumi, causando la perdita di animali e piante e di biodiversità. Un miglioramento nella riduzione dell’esposizione degli ecosistemi a livelli eccessivi di acidificazione è stato ottenuto dei decenni scorsi, prevalentemente come risultato della riduzione delle emissioni di SO2. Si stima che il 7% delle aree degli ecosistemi di EU-28 e del 5% dell’area di Natura 2000 era a rischio di acidificazione nel 2010. Questi indici indicano una riduzione del 30% e 40%, rispettivamente, rispetto ai livelli del 2005.

Oltre a causare acidificazione, le amissioni di NH3 and NOx distruggono gli ecosistemi terrestri e acquatici introducendo una eccessiva quantità di nutrienti azotati. Questo porta ad una eutrofizzazione, un sovradosaggio di nutrienti che conduce al cambiamento della diversità delle specie ed all’introduzione di nuove specie.  È stimato che circa il 63% delle aree degli ecosistemi europei e il 73% delle aree riconducibili a siti protetti da Natura 2000, sono rimasti esposti a livelli di inquinamento atmosferico che eccedono i limiti di eutrofizzazione nel 2010. Infine, lo stesso report evidenzia che le maggiori cause di inquinamento sono il trasporto, l’industria, le centrali elettriche, l’agricoltura, le abitazioni e il trattamento dei rifiuti. In particolare, le cause di origine antropica, che sono preponderanti nelle aree urbane, includono l’uso di combustibili fossili nelle centrali di generazione di energia termica, inceneritori, riscaldamento a fini residenziali e combustione di carburanti per i veicoli così come l’usura di veicoli (pneumatici e freni) e delle strade contribuiscono alla formazione di polveri antropogeniche. Similmente, le principali emissioni antropogeniche di SO2 derivano dal riscaldamento domestico, dalla generazione di Energia elettrica e dai trasporti. Le statistiche evidenziano che mentre per i trasporti e l’industria qualche azione di efficienza energetica ha portato risultati significativi, lo stesso non può essere detto per le sorgenti di consumi per fini commerciali, istituzionali e domestici.

EEA GRAPHS - POLLUTANTS BY YEAR

Gli sprechi nel riscaldamento sono anche una delle cause dell’impoverimento delle famiglie, laddove questi potrebbero essere ridotti senza rinunciare al comfort termico degli inquilini. La salute, l’ambiente e gli sprechi energetici delle famiglie sono tra le principali ragioni per cui la Comunità Europea ha finalmente promulgato una direttiva che impone l’adozione di sistemi di conversione dei vecchi impianti di riscaldamento centralizzato. I vantaggi sono chiari: per gli inquilini risparmiare soldi, per l’Europa esser meno dipendente dai paesi produttori di petrolio e gas, per le persone vivere in un ambiente più sano. La direttiva Europea impone la scadenza del 31 dicembre 2016. Questi sistemi sono necessari per la conversione dei vecchi impianti di riscaldamento prevalentemente a distribuzione verticale (detti anche a colonne montanti) che generalmente sono stati costruiti fino a metà degli anni ’70. In questi contesti, gli inquilini non hanno la possibilità di impostare in modo indipendente una temperatura desiderata a casa propria né quella di vedersi attribuire i costi del riscaldamento in base agli effettivi usi energetici; il criterio, iniquo, usato è quello dei millesimi di proprietà (superficiale o volumetrica). È un mercato immenso, circa 350 milioni di termosifoni da convertire a livello globale (principalmente Europa, Russia e Turchia) e una straordinaria opportunità di investimento in nuovi sistemi Internet of Things per incrementare l’accuratezza della ripartizione dei costi ed i risparmi del riscaldamento (che con sistemi di conversione tradizionali basati sulle valvole termostatiche sono purtroppo molto bassi, 6%-12% in media).

EcoThermo è un sistema innovativo che assicura una maggiore accuratezza di misura dei consumi di ogni appartamento e di ripartizione dei costi (errori nella fascia 3%-6% in media, contro errori tipici superiori al 9% e massimi del 40% dei ripartitori calore), maggiori risparmi energetici (dal 20% al 35%), un sistema completamente controllabile da remoto sia per gli inquilini sia per i gestori calore. Queste innovazioni sono protette da un brevetto internazionale e validate da due enti di ricerca esterni, ma hanno bisogno di un ultimo round di finanziamento per l’industrializzazione del sistema. Il mercato di riferimento è equivalente a 60 miliardi di euro per la vendita dei sistemi e 2 miliardi di euro/anno per il servizio di contabilizzazione.